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LO SPROVVEDUTO SMARRITO
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Dal Corriere della Sera
Lettera da Perth (Australia) Dove gli immigrati vengono scelti
Per prendere le distanze dagli infantilismi governativi italiani è una soluzione drastica, lo ammetto. Ma il treno Indian-Pacific consente di restare per tre giorni, tre notti e 4.352 chilometri tra terra rossa, aquile e canguri. Nell' immenso Nullarbor non mancano solo gli alberi; non c' è neppure traccia di Mastella e Di Pietro. Partito sabato da Sydney, sono arrivato martedì a Perth. Città cui ho trovato finora solo due difetti: pochi taxi e qualche mosca. Per il resto, un' aria trasparente come a Los Angeles negli Anni 70: tutte le cose illuminate. Mi racconta John Kinder, professore di Italian Studies alla University of Western Australia: «È un avamposto, e la gente prende iniziative. Se non fai le cose, nessuno viene a farle per te». La grande città più vicina sta a Bali, poi viene Adelaide. Perth - nome scozzese, molti inglesi, la lingua straniera più parlata resta l' italiano portato dai nostri immigranti - è la metropoli più isolata del pianeta. Gli astronauti dicono che, vista di notte dallo spazio, fa impressione. Anche da qui, devo dire, colpisce. La combinazione di vetro, verde, fiume e mare; i quartieri ben ritagliati; l' assenza della folla; l' aria benestante (grazie alle ricchezze minerarie che fanno gola alla Cina): il posto è così funzionale da diventar sospetto. In un' intervista alla radio locale, ieri, ho chiesto: «Non è che per caso siamo su Second Life, e non me l' avete detto?». I molti Italians felici che incontro - stasera pizza insieme, la 74° in otto anni e cinque continenti - confermano. Qualcuno ha suggerito una spiegazione: la politica d' immigrazione. Realista o spietata: scegliete voi. Non è più, come un tempo, «White Australia»: ora non conta il colore della pelle, ma l' istruzione, l' età, la salute, il contributo alla società. Uno studente può venire in «vacanza lavorativa»; per gli altri le regole sono rigide. Me le ha riassunte Guido Alvigini, un avvocato biellese che vive a Sydney, e da anni segue la materia. Il programma comprende tre flussi: immigrazione qualificata (skilled stream), ricongiungimento familiare (family stream), perseguitati e rifugiati politici (humanitarian stream). Per il 2007-08 sono disponibili circa 150.000 nuovi visti permanenti: 100.000 per i lavoratori qualificati, 40.000 per le famiglie, il resto per i rifugiati. L' entrata senza visto comporta la detenzione; e, dopo i vari gradi di giudizio, l' espulsione. I richiedenti vengono selezionati con un sistema a punti, devono avere meno di 45 anni (a meno che portino qui l' attività) e soddisfare requisiti medici e di pubblica sicurezza (lo stesso in Nuova Zelanda: un professionista italiano è stato costretto a dimagrire da 135 a 105 chili, pena il rifiuto del visto). L' Australia, insomma, ha un piano: perseguito per anni, anche a costo di alcune durezze, dal governo conservatore di John Howard (un tipetto curioso: sembra Gollum con gli occhiali e parla con la voce di Homer Simpson). L' opposizione laburista, sostanzialmente, condivide: si vota il 24 novembre, e di immigrazione si parla poco o niente. In Italia siamo a 3.7 milioni di immigrati regolari (aumento del 21,6% in un anno!), pari al 6,2% della popolazione (la media UE è del 5,6%, e per anni siamo stati in coda). Il ministro Amato ci ha spiegato perché è contrario al requisito della conoscenza minima della lingua per i nuovi arrivati. Forse dovrebbe anche spiegarci qual è il suo modello per l' Italia del 2015: molti di noi sono interessati. Non dobbiamo per forza imitare l' Australia. Ma almeno qui hanno agito. Noi, da anni, ci limitiamo a reagire. www.corriere.it/italiansSevergnini Beppe
mercoledì 14 novembre 2007
martedì 13 novembre 2007
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